Intuizioni educative

 

Solennità di Pentecoste del 2014 – Anno Giubilare dell’Oratorio

«Noi e lo Spirito Santo abbiamo deciso che…»

LE QUATTRO INTUIZIONI raccolte dallo Spirito durante il nostro piccolo SINODO

 

 

Abbiamo voluto che le scelte pastorali del nostro Oratorio fossero prese lasciandosi illuminare comunitariamente dalla Parola di Dio, sotto la guida dello Spirito Santo. Questo è stato lo stile che abbiamo vissuto nell’assemblea Sinodale in occasione del cinquantesimo dell’Oratorio, ma vogliamo che diventi anche lo stile abituale delle scelte di ogni anno.

Da quel momento di ascolto abbiamo raccolto quattro intuizioni che chiedono ora la nostra obbedienza.

Una Comunità accogliente

Accoglienza è stato il termine più ripetuto durante il Sinodo.

“L’accoglienza è un’apertura: ciò che così viene raccolto o ricevuto viene fatto entrare – in una casa, in un gruppo, in sé stessi. Accogliere vuol dire mettersi in gioco, e in questo esprime una sfumatura ulteriore rispetto al supremo buon costume dell’ospitalità – che appunto può essere anche solo un buon costume. Chi accoglie rende partecipe di qualcosa di proprio, si offre, si spalanca verso l’altro diventando un tutt’uno con lui.”
Ci siamo sentiti chiamati a costruire un Oratorio come una comunità accogliente. Una comunità: perché uno stile evangelicamente fraterno, mosso dallo Spirito del Padre, darà a noi un cuore realmente accogliente. E comunità accogliente: perché solo un Oratorio che si apre paternamente e maternamente è espressione di vita evangelicamente comunitaria.

Una prima attenzione sarà allora quella di imparare a dire bene degli altri, a valorizzare i loro doni, a lodare per il buono che c’è in essi, sapendolo comunicare, nella convinzione che Dio opera tutto in tutti per essere tutto in tutti. La pastorale in Oratorio ci deve portare dalla pastorale al personale.

I ragazzi al centro

Al centro dell’Oratorio ci sono i ragazzi e i piccoli perché così Gesù ha voluto la Chiesa: «Prese un bambino, lo pose in mezzo a loro, lo abbracciò e disse: “Chi accoglie uno di questi piccoli nel mio nome accoglie me. E chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato”». Ci sentiamo allora chiamati a costruire un Oratorio dove al centro vi siano i ragazzi, con le loro storie e i loro cammini personali, più che le iniziative e le strutture. Un Oratorio dove le varie proposte (AC, Scout, Polisportiva, volontariato, cammini di catechesi…) sono per i ragazzi e non i ragazzi per riempire le proposte. Un Oratorio dove le figure adulte con i loro preziosi servizi siano al servizio dei ragazzi e non viceversa. Costruire un oratorio così richiederà una vera passione per l’altro, perché educare è cosa del cuore.

Una proposta radicale: l’apprendistato della vita nuova

Ci sentiamo chiamati a costruire un Oratorio dove si parli di Gesù, dove si respiri Gesù. L’Oratorio che vogliamo è una sorta di laboratorio dove si è invitati ad aderire liberamente al più prezioso degli apprendistati: l’apprendistato alla vita nuova, cioè alla vita di figli e fratelli possibile a noi in Cristo per mezzo dello Spirito che ci è stato donato. Una parola preziosa sarà allora la parola vocazione (uscita poco durante il nostro Sinodo: una volta sola per bocca di uno solo di noi). Ci sentiamo chiamati a far sì che le nostre proposte suscitino sempre la domanda vocazionale (ossia, quella battesimale): “Vuoi giocare la vita per Gesù? Vuoi rinascere con Lui a vita nuova?”. Perché chi conosce il dono di Dio non può che chiedergli: Signore dammi sempre quest’acqua.

…per il mondo!

L’Oratorio non è il fine, ma uno strumento (insieme ad altri … la famiglia in primis) che aiuta a far nascere vocazioni. Ci sentiamo chiamati non tanto a riempire l’Oratorio con iniziative ricche di successo, ma a generare uomini e donne nuove che diventino prezioso lievito nella pasta del mondo. Oggi sempre di più i nostri ragazzi vivono uno spazio dilatato nel quale vengono a contatto con “indicazioni” diverse. Vogliamo così costruire l’Oratorio come uno spazio di sintesi, ossia un luogo di senso che illumini le altre esperienze e luoghi di vita quotidiani di un ragazzo. Come una famiglia, ci sentiamo chiamati a non tenere per noi i nostri ragazzi, soffocandoli, ma a generare, accompagnare e far partire.

 L’icona conclusiva

Se dovessimo usare un’immagine conclusiva sintetica di questi quattro punti, quella che ci è venuta in mente è stata l’immagine dell’arco e della freccia. Perché la freccia possa essere indirizzata lontano e a segno (i nostri ragazzi inviati nel mondo come lievito di vita nuova) deve essere messa al centro di un arco (la comunità accogliente dell’Oratorio) che per scagliare la freccia lontano deve avere una corda ben tesa (la radicalità evangelica della nostra proposta).