Le sfide aperte dal Sinodo

DISCERNIMENTO COMUNITARIO

a cinque anni dal Sinodo

 

Le intuizioni dello Spirito Santo

Lo Spirito Santo in questi cinque anni ci ha detto una parola: Apriti. Apriti agli altri (a nuove persone, agli stranieri, ai piccoli, alle famiglie dei ragazzi, ai diversamente abili, agli altri Oratori, agli adolescenti della Scuola Animatori), apriti anche a chi ti sembra vicino (l’esperienza della fraternità), aprirti al Padre che ci dona la vita nuova in Gesù (aprirti ai luoghi, alle persone e alle parole autenticamente spirituali). Lo Spirito ci ha condotto in questa strada per lo più attraverso cose semplici: la tavola condivisa, la scuola animatori, la casa di Marco e Ariela che si sono aperte ai fidanzati, le visite agli anziani, un anziano abate sulle colline piacentine, il teatro, i camposcuola, una festa, il quotidiano servizio della catechesi o degli allenamenti, ecc. ecc. Riguardando a questi cinque anni, ci sembra infatti che proprio dove siamo stati semplici, siamo stati anche fecondi. Del resto quando diventiamo complicati o altosonanti è più facile che non sia lo Spirito Santo a condurci, ma la nostra voglia di emergere, di essere importanti, di farci vedere, di avere tutto sotto controllo.

Lo Spirito Santo ci ha aperto un cammino nuovo: un cammino che parte dalla libertà e scommette sulla libertà, con fiducia; un cammino che non impone, ma propone. Un cammino che è il vino nuovo del Regno che non può essere più messo negli otri vecchi. Sentiamo che l’apertura a cui lo Spirito ci ha condotti in questi anni e che ha iniziato ad accendere in noi alcune domande (cos’è la vita nello Spirito?), e questo può essere ora preludio di un passo oltre.

Il sentimento che ha accompagnato questa presenza e azione dello Spirito in noi e fra noi è stato l’accendersi del cuore: il cuore si è acceso quando ci siamo seduti a tavola con i più poveri della città e abbiamo ascoltato le loro storie, si è acceso quando ci siamo sentiti utili ad una donna anziana del paese, si è acceso quando abbiamo accolto in Oratorio quasi 100 animatori del Grest ogni anno, accompagnandoli; si è acceso quando ci siamo seduti alla stessa tavola e ci siamo raccontati; si è acceso quando abbiamo conosciuto l’abate Giovanni; si è acceso quando ci siamo lasciati toccare dalla realtà vista a Palermo..

 

Le resistenze messe in noi dal nemico

Come il nemico cerca di rovinare queste parole dello Spirito Santo? Cerca di farlo con varie strategie.

Il nemico ci dice che tutto questo è una gran fatica sprecata: i risultati sono poca cosa rispetto all’impiego di energie e soprattutto rispetto alle nostre aspettative. Non vale quindi la pena, non serve a niente, è tutto tempo sprecato ed una grande delusione, perché quasi nessuno ti ascolta. Lo Spirito risponde al nemico e ci fa riconoscere che non è vero che non ci sono i frutti: i frutti ci sono, ma sono altri rispetto a quelli che ci aspettavamo noi.

Il nemico, ancora, ci spinge a non differenziarci, ci convince a non staccarci da quello che fanno gli altri, dicono gli altri, da quello che è sempre stato a Casale, da quello che dicono e fanno tutti… insomma ci irretisce con la falsa sicurezza di essere “nella massa”, protetti dalla “massa”. Vuole addirittura che noi ricomprendiamo la novità della vita che lo Spirito ci sta presentando in questi anni ingabbiandola all’interno dei nostri schemi, modi, strutture, organizzazioni vecchi.

Il nemico, ancora, ci convince a non aprirci alla vita nuova che il Padre dona in Cristo per dono dello Spirito Santo: ci convince che la vita in Cristo non centri niente con la vita, anzi che impoverisca e spenga la vita di tutti i giorni. A volte poi vi fa vivere i momenti più spirituali in maniera deforme: separati dalla vita, relegati a occasioni per lo più formali.

Il nemico, infine, cerca di frantumarci, così che venga meno il cammino che lo Spirito sta cercando di farci compiere tutti insieme: ci spinge a concentrarci solo sul nostro pezzetto, sui “nostri”, sui numeri, sulla nostra attività, sui nostri spazi e ruoli… gioca con le nostre incomprensioni e frizioni perché diventino divisioni.

Quando diamo retta a questi pensieri, nel nostro cuore fa capolino la paura: paura di non riuscire, paura di fare brutta figura, paura del giudizio degli altri, paura di rischiare, paura di impegnare la vita, paura di giocarsi di persona, paura di fare spazio ad altri, paura dell’altro, paura di perdere qualcosa.

 

Ci sono situazioni che ci interrogano?

I nostri adolescenti: alcuni fanno fatica a scuola, anzi si perdono dietro a tante dipendenze, alcuni faticano ad iniziare a lavorare e non concludono gli studi; tanti ci sembrano disorientati e senza desiderio.

 


In occasione della VISITA PASTORALE…

la presentazione del nostro cammino

al vescovo Maurizio

 

La pastorale giovanile della nostra parrocchia di fatto coincide con l’attività dell’Oratorio, che è ancora molto frequentato, soprattutto da ragazzi delle Medie e delle superiori, grazie anche all’apertura fisica dei suoi spazi sette giorni su sette per, di fatto, tutto l’anno; allo stile di accoglienza verso tutti, cosa che, col tempo, ha fatto sì che molti ragazzi potessero anche crescere e migliorare, frequentandolo, senza che venisse con questo “annacquato” il clima educativo; e alla presenza di un buon numero di cammini di fede vari e diversificati. Siamo particolarmente felici di alcune scelte che abbiamo costruito in questi anni: l’esperienza della Fraternità, la gestione comunionale del gruppo degli animatori del Grest grazie anche all’invenzione della figura dei Tutor che preparano e seguono il numeroso gruppo animatori a fianco del don; la scuola animatori che coinvolge un centinaio di adolescenti da novembre a luglio.

I punti in cui sentiamo di essere chiamati a migliorarci ci sembrano essere questi: la fatica a coinvolgere nella vita spirituale; la mancanza di attenzione verso la realtà giovanile esterna alla proposta Oratoriana (come accompagnare gli Universitari? Come aiutare i giovani ad entrare nel lavoro? Come difenderli dagli speculatori e dalle nuove schiavitù che si profilano? Come prendersi cura di chi non riesce a concludere il suo ciclo di studi, finendo per disperdere gli anni della formazione o di finire parcheggiato ai margini della società? Come accompagnare i giovani fidanzati nell’avventura dell’amore? Come risvegliare i giovani dalla distrazione, da una vita ‘da copertina’, ‘da turisti’ della vita?); la difficoltà a riuscire a costruire collaborazioni con le parrocchie e gli oratori vicini, anche solo con l’altro oratorio della città; la difficoltà a vincere l’irrigidimento creatosi in alcuni settori dell’Oratorio, così che ovunque si respiri quell’apertura e quella gestione fraterna e comunionale in cui tutto l’Oratorio sta cercando di crescere; la mancanza di un’articolata e chiara proposta vocazionale.

Circa gli spazi fisici del nostro Oratorio, ci sembra che la struttura manchi in alcuni aspetti:

  • Mancanza una sala al chiuso polivalente
  • È molto ristretto lo spazio giochi per i bambini più piccoli;
  • Non c’è disponibilità di spazi per lo sport femminile.

Ciò sarà tuttavia da confrontare con l’imminente progetto di ampliamento dell’oratorio, reso possibile dalla cessione di un terreno da parte del Comune.

Settembre 2017

La Seconda Fraternità

 


La VIA AVANTI a NOI

a due anni dal Sinodo

 

In generale ci sembra che i punti su cui l’Oratorio ha camminato con più evidenza e risultati sono stati il primo (essere una comunità accogliente) e il terzo (mettere al centro i ragazzi). Si nota qui anche una differente sottolineatura: mentre qualcuno parla con entusiasmo di questo processo (Bene, lo dimostrano i momenti comunitari tra classi di catechesi, le cene insieme in occasione delle feste, i campi da calcio aperti, la tavola condivisa, il posto accogliente per tutti alla domenica ma anche il clima che si respira tra educatori, catechisti e volontari; Siamo migliorati nell’accoglienza e nel saper mettere al centro i ragazzi. A pelle, entrando in oratorio, percepisco una bella sensazione. Sento maggiore accoglienza. Lo ‘stare con’ ha fatto passi avanti grazie a diverse persone; Delle quattro intuizioni del Sinodo la più realizzata è sicuramente al centro i ragazzi, come dimostrano il Grest, le esperienze estive; le varie iniziative durante l’anno), altri ne parlano mettendo in luce anche qualche riserva (Si rischia di annacquare lo stile; Si riconoscono ai ragazzi solo diritti e non i doveri).

Sugli altri due punti, nonostante si sia camminato, i risultati tardano ancora a farsi vedere. Ci si incontra qui con diverse difficoltà. Sulla vita nello spirito la strada appare ancora molto lunga e faticosa, perché trova poco interesse a partire proprio da noi adulti.

 

Per i prossimi anni, vediamo queste sfide da affrontare:

  • Sarà necessario trovare figure laiche giovani di educatori che riescano a conciliare impegni della vita privata con il tempo da dedicare ai ragazzi, ma non è facile trovare persone affidabili che possano impegnarsi in un tempo medio-lungo.
  • Sarà una sfida riuscire a costruire in Oratorio integrazione tra le diverse religioni e culture. Su questo una buona opportunità è offerta dalla sportiva. Integrazione dei rifugiati.
  • Reagire all’individualismo, tenendo viva la voglia di incontrarsi dal vivo e di dedicarsi agli altri. Una maggiore cura delle relazioni tra le persone. Costruire buoni gruppi di ragazzi e per buoni intendo aperti, creativi, generosi, capaci di stupirsi.
  • Educare al discernimento vocazionale; all’affettività, all’accoglienza dei propri limiti
  • Per qualcuno l’oratorio diventa un posteggio o un alibi per la pigrizia
  • Non essere troppo centrati solo sullo sport (es. teatro; chitarra), ma continuare a collaborare con la realtà sportiva
  • La sfida è la vita spirituale: se perdiamo questa sfida, perdiamo la nostra identità e ci rendiamo un’organizzazione tra le altre. Occorre ricominciare a parlare con ragazzi e giovani di vita di fede, vocazione, direzione spirituale. Condurre i ragazzi al senso vero dell’Oratorio, cioè incontrare la Parola. Occorrerà forse anche ripensare i momenti e gli strumenti della vita spirituale. Insistere sugli esercizi spirituali, sui momenti di preghiera in avvento e quaresima, indipendentemente dai numeri. Le Messe di gruppo (es. messa con i giovanissimi). La Messa estiva delle 18. La due giorni in monastero dopo Pasqua.
  • Riuscire a incastrare le propose con i numerosi impegni dei ragazzi
  • Dedicare le migliori energie alla fascia delle Medie
  • Pensare a un modo in cui l’oratorio può essere ancora vissuto dai nostri giovani che hanno cammini di lavoro e studio che si diversificano molto.
  • Collaborare con altri oratori e con l’altro oratorio della città. Collaborare e unire le forze tra le diverse anime dell’Oratorio.

Stendere una sorta di cammino di volontariato con proposte annuali che scandiscono le tappe dei cammini

Il Grest è elemento trainante della vita in Oratorio, da gestire con attenzione e ragazzi affidabili. Buono il percorso formativo per gli animatori del grest

Gennaio 2017

La Prima Fraternità

 


INTUIZIONI e SFIDE

PER L’OBBEDIENZA AL SINODO

Prima parola: una comunità che accoglie
– Prima sfida: ricostruire l’Oratorio non come una ong o un’azienda o un locale cattolico ma come una comunità. Desideriamo costruire un Oratorio che abbia una gestione comunitaria. Lo Spirito parla infatti nella comunione. Un gruppo che non si ritrovi solo in modo formale, ma anche che viva uno spirito di comunione al suo interno per infondere questa vita fraterna in tutto l’Oratorio.
– Seconda sfida: una vera misericordia. Tra accoglienza e ferite da non sottovalutare. Vogliamo cercare di gestire in modo evangelico anche le misure restrittive e le espulsioni dall’Oratorio. Come evitare di dover arrivare alla necessità di misure drastiche che rischiano di lasciare cicatrici dure a guarire? Come aiutare ogni ragazzo che entra a capire cos’è l’Oratorio? Sarà importante intessere collaborazione con le altre istituzioni educative (es. Servizi Sociali, scuola…). Diremo però un deciso e forte no a tutto ciò che a ha che fare con l’abuso e il commercio delle droghe.
– Terza sfida: l’Oratorio è chiamato a viaggiare a due marce: la ‘prima’, ossia la marcia con cui si fa casa che accoglie possibilmente tutti gettando qua e là una buona parolina all’orecchio, condividendo e intrecciando le vite, facendosi prossimo, in ascolto delle vite di chiunque arriva; la ‘seconda’, ossia la marcia che accellera il cammino spirituale e formativo per tutti quelli che hanno liberamente aderito all’invito a prendere dimora in Gesù.

Seconda parola: i ragazzi al centro
– Prima sfida: lasciare spazio ai ragazzi, evitando la tentazione di una generazione adulta che fa fatica a fare spazio ai più giovani, che occupa i posti con meccanismi di potere e non di servizio. Sarà importante inserire man mano nuovi adolescenti e giovani negli spazi e nelle attività dell’Oratorio, dando a loro fiducia.
– Seconda sfida: davanti alla difficoltà dei giovani a prendersi responsabilità e portarle con costanza, saranno necessarie delle belle figure di educatori adulti che li sappiano accompagnare con fermezza e pazienza insieme.

Terza parola: l’apprendistato alla vita nuova
– Prima sfida: una necessaria creatività per liberare la vita nuova ecclesiale dalle incrostazioni religiose, per liberare cammini formativi che sappiano lasciar germogliare l’esperienza della vita nuova dello Spirito. Oggi ci aspetta l’avventura e la sfida di una nuova-evangelizzazione giovanile.
– Seconda sfida: occorre una conversione di sguardo: non più partire da un progetto da realizzare (il mio progetto autofondato che mi realizza) ma da una promessa a cui rispondere e acconsentire. Per aiutare a sentire e accogliere questa promessa, l’Oratorio dovrà curare delle proposte spirituali perché non siamo mai scontate o finte (letture, incontri di preghiera, esperienze spirituali, testimonianze…).

Quarta parola: in Oratorio… ma per il mondo
– Prima sfida: far maturare con pazienza padri e madri per questi nostri ragazzi, autentici educatori. Accompagnare la crescita degli educatori.
– impostare l’itinerario formativo con riti di passaggio
– accompagnare i formatori

Il metodo del sinodo:
– sarebbe bello poter vivere altre occasioni di discernimento spirituale dove si affrontino alcune necessarie scelte da prendere di fronte a problemi reali

Missione:
– condividere la vita della città (alcuni momenti, luoghi, associazioni)
– l’insegnamento nelle scuole