Relazione delle Verifiche a 5 anni dal Sinodo

Posted by: | Posted on: Maggio 25, 2019

RESOCONTO DELLE VERIFICHE VISSUTE NEI GRUPPI DELL’ORATORIO

Quaresima 2019

 

Primo punto: L’Oratorio mette al centro i piccoli

 Quali piccoli abbiamo messo al centro in questi anni?

Lo Spirito ci ha portato ad accogliere in oratorio alcuni bambini e ragazzi che altrimenti avrebbero vissuto lo sport e il tempo libero in mezzo a una strada.

La catechesi a quattro tempi ha messo al centro sia i genitori (gli ha permesso di sentirsi guide dei loro figli, qualsiasi situazione familiare vivano) sia i ragazzi (li ha messi al centro di una rete educativa fatta di catechisti, don, genitori).

Ci sono immigrati e stranieri che si sono inseriti bene nelle nostre proposte. Un ragazzo egiziano mi raccontava la gioia di aver incontrato a Casale, attraverso la squadra della PJ, alcuni ragazzi coetanei che sono diventati il suo gruppo di amici e gli hanno permesso di inserirsi in Oratorio e di fare anche l’animatore al Grest in questi anni. Anche l’ACR si è data un volto multiculturale e ha accolto tanti piccoli perché stranieri o poveri. Ogni anno poi c’è il corso di lingua mette al centro tanti adulti in difficoltà perché stranieri e il doposcuola organizzato con le scuole Elementari e l’ITIS.

Il teatro ha dato una bella possibilità di esprimersi anche ai ragazzi più timidi, che negli altri spazi dell’Oratorio non trovavano opportunità per loro.

L’Oratorio si è aperto ai disabili dell’ADI accogliendoli in maniera informale e anche con alcune occasioni ad hoc (il pranzo di Santa Lucia, la presenza di qualcuno di loro al Grest).

Ai campi estivi si sono garantiti sempre dei posti gratuiti per chi è in difficoltà economica. Così anche al Grest. Anche la PJ non esclude dallo sport chi non può pagare la quota.

La Scuola Animatori ha messo al centro tanti ragazzi che erano ai margini dell’Oratorio, adolescenti che altrimenti sarebbero rimasti esclusi, perché non partecipano ai cammini della catechesi.

 

Quali piccoli chiedono di essere messi al centro?

I nostri adolescenti che sono sempre più vittime di piccole e grandi dipendenze (cellulare, scommesse, fumo, droga, alcool, sesso).

Quelli che sono diversi per condizione sociali o fisiche e subiscono ingiustizie ed emarginazione.

Bambini che vivono situazioni familiari difficili o che sono ammalati o che vivono in contesti di povertà.

I ragazzi e i giovani che hanno lasciato l’oratorio e la vita in Cristo: per loro facciamo poco. 

Gli adolescenti che vivono senza uno scopo; i maggiorenni (o quasi) che abbandonano la scuola e non trovano un lavoro e vivono in un pericoloso limbo.

Chi per difficoltà familiari o personali fa fatica a vivere in un gruppo e a rispettare le regole di una comunità

I ragazzi bielorussi che ogni estate arrivano in Oratorio ma che rimangono ai margini del Grest

I genitori: oggi si trovano in affanno e in difficoltà: come educare?

I giovani che frequentano ancora la Messa domenicale ma non riescono a rientrare nelle esperienze dell’Oratorio.

Gli adolescenti stranieri che fanno fatica con la scuola.

 

Noi educatori siamo piccoli, non solo perché in difficoltà, ma soprattutto perché siamo chiamati ad abbandonarci al Padre con a semplicità di un bambino.

 

Quali tentazioni incontriamo nel mettere al centro i piccoli?

Voler dimostrare quanti frequentano il MIO gruppo di catechesi o quanti punti ha fatto la MIA squadra.

Non fare perché si ha paura di non avere la giusta risposta da parte dei ragazzi o dei genitori o per la paura di non ottenere il risultato sperato o per paura del giudizio degli altri o per paura di essere da solo a farlo.

Stanchezza e voglia di stare in casa.

Il calcio e lo sport in generale visto non più come un mezzo, ma come il fine!

 

Secondo punto: l’Oratorio è apprendistato alla Vita Spirituale

 Quali passi abbiamo compiuto, sostenuti dallo Spirito Santo?

Oltre alle occasioni date dalla catechesi, dai ritiri, dai consueti esercizi spirituali, dall’animazione della messa domenicale, abbiamo introdotto belle occasioni spirituali, legandoci a luoghi (monastero in Val d’Arda; Bose; Centro Aletti) e incontrando testimoni limpidi della vita dello Spirito (abate Giovanni; Suor Milena…),

Abbiamo introdotto alla vita spirituale i catechisti (incontri formativi di questi anni), i giovani (scuola di preghiera) e i giovanissimi (l’esperienza della Sulla via di Emmaus).

«Credo che uno dei frutti dello Spirito Santo sia stato quello di infondere nei ragazzi l’apprezzamento per alcuni incontri di catechesi; alcuni ragazzi si emozionano anche raccontando semplici esperienze perché hanno bisogno di esser ascoltati e riconoscono nei catechisti non delle persone che ti danno delle regole o delle consegne come a scuola, ma amici che sono disposti ad ascoltare».

Il bar spoglio il venerdì durante la Quaresima è stato l’occasione per il sorgere di alcune domande da parte dei ragazzi e per raccontare a loro della Quaresima, del venerdì e di Gesù.

Una bella occasioni di ripresa per chi ha lasciato l’Oratorio sono i corsi per i fidanzati.

 

Quali tentazioni incontriamo?

Chiuderci nella tristezza, nella delusione per i passi che non avvengono (i ragazzi si dimostrano superficiali, distratti, annoiati, non interessati) e lasciare che ci spenga il cuore, ci faccia intonare la cantilena delle lamentele o che accenda la rabbia per la delusione.

Non riuscire a declinare la vita in Cristo in modo semplice, nella vita ordinaria

Imporre invece che proporre

Abbassare la posta in gioco, non proporre cose alte.

Voler vedere i frutti subito, voler controllare noi i cammini. Imporre un unico cammino spirituale per tutti, da noi controllabile e verificabile

Non curare, in noi per primi, la vita spirituale

Non tenere conto dei tanti pregiudizi presenti nei ragazzi su Dio, la preghiera, la vita spirituale.

Rischio di essere formali e di educare ad un rapporto con Dio formale.

Non mettere in campo fin da subito la possibilità del rifiuto e dell’insuccesso.

Non abbiamo le idee chiare sulla vita spirituale!

Ridurre la nostra vita spirituale ad alcune occasioni comunitarie, ma non portarla avanti personalmente.

 

Terzo punto: l’Oratorio è una Comunità accogliente

Quali passi abbiamo fatto, grazie allo Spirito Santo?

La Fraternità è stata una bella occasione per sentirci una comunità: un’occasione di incontro fra persone di generazioni diverse e storie diverse, condividendo anzitutto la tavola e poi anche la responsabilità educativa dell’oratorio, in un contesto familiare.

La catechesi a 4 tempi ha avvicinato molte famiglie

Grest, campiscuola.., sono state occasioni di comunità, di vita e di relazioni, di incontro anche fra annate differenti.

La PJ è un crocevia di culture e religioni

Il tempo feriale in oratorio è una comunità accogliente: quando entri, c’è sempre qualcuno che ti fa sentire accolto. L’oratorio è davvero aperto a tutti

In alcune attività sono state coinvolte persone e famiglie nuove: dovremmo coinvolgere sempre gente nuova e dare la possibilità anche ad altri di impegnarsi in oratorio, non sempre gli stessi.

È un bel segno vedere che i ragazzi ti fermano per la città e ti chiedono come stai

L’Oratorio è un luogo accogliente anche verso gli immigrati.

 

Quali tentazioni incontriamo?

La chiacchiera, il giudizio e la rigidità

I pregiudizi e la paura del giudizio altrui

Il rimanere divisi in scomparti: catechesi, sport, ricreazione, carità

La rassegnazione di chi dice: ma intanto non cambia niente

Dar troppa importanza all’indifferenze di alcune persone quando ti metti in gioco.

Il rifiuto di prendersi delle responsabilità e sentirsi chiamati in prima persona, sia tra i giovani che tra gli adulti… si pensa sempre: ma intanto ci sarà qualcun altro che lo farà al mio posto.

Lasciare che le differenze di opinioni sfocino in rotture personali.

Non curare le relazioni interpersonali

Non favorire con semplicità e umiltà il ricambio in alcuni incarichi e compiti all’interno dell’Oratorio e della Parrocchia.

Rifiutare la collaborazione di chi non la pensa come noi o incrina i nostri equilibri consolidati, isolarli fino al punto da perderli per strada o rendere impossibile il loro ingresso nelle realtà dell’Oratorio e della Parrocchia.

 

Quarto punto: Un Oratorio “in uscita”

Quali passi abbiamo compiuto grazie allo Spirito Santo?

Abbiamo vissuto un’esperienza interessante a Palermo questa estate: scaraventati in altra realtà e in un altro gruppo, ci ha fatto bene perché ci ha destabilizzati. Andrebbero incentivate queste esperienze di incontro con altre realtà, di apertura ad altri.

Una bella occasione di cura vocazionale sono stati gli incontri a casa di Marco sulla vita di coppia.

Un’occasione bella di apertura alla città è anche la cena di Natale con i poveri… lascia il cuore pieno di racconti, volti e ancora più voglia di conoscere queste persone e di farle entrare nelle nostre vite.

La PJ ha buoni rapporti con le scuole Medie e le associazioni della città. Collabora con il CSI di Lodi. Così l’Oratorio ha gettato ponti con varie associazioni della città (Podisti, FIAB, Riviviparchi, Scuole, Assistente Sociale…) e con gli altri oratori del vicariato (torneo serale vicariale durante il Grest, la giornata con gli altri Oratori al Grest, biciclettate, invito a vivere qualcosa insieme al Grest con l’Oratorio dei Cappu).

 

Che tentazioni incontriamo?

Il rischio di restare nella nostra “confort zone” (gruppo, parrocchia)

Tenere separati o in competizione i due oratori della città. Arrenderci di fronte alla fatica della collaborazione.

Vivere la fede in modo privato, non condiviso

Non arrivare a scelte coraggiose, ma finire a vivere di compromessi con il mondo e le sue logiche.

Rimanere irresponsabili, insensibili al mondo che ci circonda

Limitarci ad ascoltare, senza andare… una testimonianza comoda che rimane nel nostro ambiente, Seguire idoli che danno esempi sbagliati

Seguire ciò che fa la massa

Dimenticare chi è partito dall’Oratorio e magari sta facendo anche belle esperienze altrove.

 





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