Traccia per la Verifica del cammino di questi 5 anni

Posted by: | Posted on: Marzo 9, 2019

Primo punto: al centro i piccoli

Dalla sintesi dell’assemblea sinodale del nostro Oratorio

Al centro dell’Oratorio ci sono i ragazzi e i piccoli perché così Gesù ha voluto la Chiesa: «Prese un bambino, lo pose in mezzo a loro, lo abbracciò e disse: “Chi accoglie uno di questi piccoli nel mio nome accoglie me. E chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato”». Ci sentiamo allora chiamati a costruire un Oratorio dove al centro vi siano i ragazzi, con le loro storie e i loro cammini personali, più che le iniziative e le strutture. Un Oratorio dove le varie proposte (AC, Scout, Polisportiva, volontariato, cammini di catechesi…) sono per i ragazzi e non i ragazzi per riempire le proposte. Un Oratorio dove le figure adulte con i loro preziosi servizi siano al servizio dei ragazzi e non viceversa. Costruire un oratorio così richiederà una vera passione per l’altro, perché educare è cosa del cuore.

Domande per la verifica

Quali “piccoli” (piccoli d’età, ma anche poveri di mezzi, di possibilità, di attenzioni) sono presenti nelle nostre attività e servizi?

In che occasioni in questi 5 anni siamo riusciti, per grazia dello Spirito Santo, a metterli al centro?

Ci sono situazioni, luoghi, attività, momenti, in cui ci accorgiamo che al centro della nostra attività c’è in realtà dell’altro (nostri bisogni o paure, ricerca nostra di attenzione, esercizio di un potere, attese di gratificazione…)? Che cosa?

Ci sono alcuni “piccoli” che rimangono ai margini del nostro Oratorio e che ci sembra che il Signore ci chiami a metterli al centro?

Secondo punto: Il primato della vita spirituale

Dalla sintesi dell’assemblea sinodale del nostro Oratorio

Ci sentiamo chiamati a costruire un Oratorio dove si parli di Gesù, dove si respiri Gesù. L’Oratorio che vogliamo è una sorta di laboratorio dove si è invitati ad aderire liberamente al più prezioso degli apprendistati: l’apprendistato alla vita nuova, cioè alla vita di figli e fratelli possibile a noi in Cristo per mezzo dello Spirito che ci è stato donato. Una parola preziosa sarà allora la parola vocazione (uscita poco durante il nostro Sinodo: una volta sola per bocca di uno solo di noi). Ci sentiamo chiamati a far sì che le nostre proposte suscitino sempre la domanda vocazionale (ossia, quella battesimale): “Vuoi giocare la vita per Gesù? Vuoi rinascere con Lui a vita nuova?”. Perché chi conosce il dono di Dio non può che chiedergli: Signore dammi sempre di quest’acqua.

Domande per la verifica

In quali occasioni in questi cinque anni abbiamo accostato i ragazzi alla VITA IN CRISTO? Quali frutti o piccoli semi di vita nello Spirito Santo abbiamo visto fra noi e fra i ragazzi in questi 5 anni?

Abbiamo creato o favorito l’incontro vivo e personale con il Signore Gesù?

Quali difficoltà e ostacoli incontriamo nell’annunciare la vita in Cristo?

Nella difficoltà, ci siamo presi cura della nostra personale relazione con Gesù e della nostra vita nuova ricevuta nel Battesimo, aderendovi con entusiasmo e lasciandogli spazio, così da essere candele rimaste accese a cui anche altri potranno accendersi?

Portiamo nell’Eucarestia domenicale ciò che viviamo ogni settimana nelle mura dell’Oratorio?

Terzo punto: una comunità accogliente

Dalla sintesi dell’assemblea sinodale del nostro Oratorio

Ci sentiamo chiamati a costruire un Oratorio come una comunità accogliente. Una comunità: perché uno stile evangelicamente fraterno, mosso dallo Spirito del Padre, darà a noi un cuore realmente accogliente. E comunità accogliente: perché solo un Oratorio che si apre paternamente e maternamente è espressione di vita evangelicamente comunitaria.

Una prima attenzione sarà allora quella di imparare a dire bene degli altri, a valorizzare i loro doni, a lodare per il buono che c’è in essi, sapendolo comunicare, nella convinzione che Dio opera tutto in tutti per essere tutto in tutti. La pastorale in Oratorio ci deve portare dalla pastorale al personale.

Domande per la verifica

Chi abbiamo accolto in questi cinque anni? Quali belle e buone relazioni di vera fraternità, amicizia, prossimità sono cresciute all’interno dei nostri servizi? A chi abbiamo fatto spazio?

Da chi siamo stati accolti in questi cinque anni? Chi ci ha fatto spazio all’interno dei servizi e delle attività dell’Oratorio?

Cosa ci aiuta a costruire relazioni vere e buone fra di noi? Quali ostacoli invece incontra la costruzione di relazioni vere e buone?

Siamo stati sorridenti, accoglienti, imparando il nome degli altri e interessandoci di loro e delle loro vite con piccole domande o piccoli segni di accoglienza?

Ci sono fra di noi quelle male erbacce che rompono e minano la comunione (l’egoismo, i centri di potere, la chiacchiera, il giudizio sull’altro, l’indifferenza, la rigidità, la ricerca degli interessi propri o del proprio gruppo di appartenenza, la chiusura in cerchi ristretti…)?

Quarto punto: … per il mondo!

Dalla sintesi dell’assemblea sinodale del nostro Oratorio

L’Oratorio non è il fine, ma uno strumento (insieme ad altri … la famiglia in primis) che aiuta a far nascere vocazioni. Ci sentiamo chiamati non tanto a riempire l’Oratorio con iniziative ricche di successo, ma a generare uomini e donne nuove che diventino prezioso lievito nella pasta del mondo. Oggi sempre di più i nostri ragazzi vivono uno spazio dilatato nel quale vengono a contatto con “indicazioni” diverse. Vogliamo così costruire l’Oratorio come uno spazio di sintesi, ossia un luogo di senso che illumini le altre esperienze e luoghi di vita quotidiani di un ragazzo. Come una famiglia, ci sentiamo chiamati a non tenere per noi i nostri ragazzi, soffocandoli, ma a generare, accompagnare e far partire.

Quali situazioni e occasioni in questi cinque anni hanno costruito ponti significativi tra l’Oratorio e le realtà belle del paese, della Diocesi, della Chiesa?

Quali vocazioni e scelte belle nel mondo sono maturate, o stanno maturando, fra i nostri ragazzi?

Quali ‘chiusure’ soffocano le nostre attività finalizzandole ad avere i ragazzi “per noi” e per riempire le nostre attività?

Quali ostacoli incontra la visione vocazionale della vita?

I nostri ragazzi terminano la presenza in Oratorio, diventati giovani, “partendo” per dare vita a qualcuno, per amare qualcuno? Li stiamo liberando dalla philautia, l’amore per se stessi, la preoccupazione per sé? Quali strumenti potrebbero esserci utili per provocarli a uscire da sé?





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